A TU PER TU CON PIETRO ZAZZI

A TU PER TU CON PIETRO ZAZZI

Ciao Pietro, ci racconti un po’ chi sei e a che punto della tua carriera agonistica ti trovi?

Mi chiamo Pietro Zazzi e sono un atleta di Bormio che pratica lo sci alpino. Nella scorsa stagione ho ottenuto buoni risultati che mi hanno permesso di entrare nella Nazionale.

La stagione appena conclusa non era iniziata come speravo, poiché non mi avevano convocato per le prime gare di Coppa Europa. A gennaio invece è arrivata la convocazione per Wengen. Sapevo che lì avrei dovuto per forza dare il massimo, altrimenti non avrei avuto altre convocazioni. Èandata molto bene! Partivo con il pettorale numero 69, sono arrivato 22esimo e lì ho salvato la stagione, perché mi sono guadagnato un posto per le gare successive.

A Kitzbühel e a Chamonix ho fatto bene le prove, in gara purtroppo passavo da intermedi ottimi ad altri nei quali commettevo brutti errori, che hanno compromesso il mio risultato finale.

Subito dopo siamo andati a Sarentino, dove ho ottenuto il 26esimo posto nella combinata; poi siamo partiti per Sella Nevea dove abbiamo svolto le finali di Coppa Europa.

Lì sono andato molto bene qualificandomi 19esimo in discesa, 28esimo in SuperG e 14esimo in combinata, il mio miglior risultato ottenuto.

Quindi siamo andati a Cortina per i Campionati Italiani Assoluti, dove ho conquistato un nono e un decimo posto assoluto, primo atleta fuori squadra nazionale in tutte e due le gare. Mi sono poi giocato la medaglia nella combinata … uscendo a quattro porte dall’arrivo.

Adesso bisogna fare un altro step!

Lo scopo di questa chiacchierata è quello “entrare nella testa” di un atleta, per farlo, iniziamo con qualche parola chiave.

#TALENTO

Non mi piace molto la parola talento. Da piccolino sciavo solo per divertimento, nonostante questo ero bravo, sciavo bene, ma non andavo mai fortissimo. C’erano tanti ragazzi molto più forti di me.

Il talento penso di non averlo mai avuto, ho costruito tutto con tanto lavoro; anche fisicamente sono cresciuto tardi e questo è stato uno svantaggio.

È vero che tanti ce l’hanno, penso ad esempio ad Hirscher, ma, comunque, anche se sei dotato di talento, se non lo lavori non vai da nessuna parte.

Vedo tanti ragazzi che da piccoli vincono tutto e poi spariscono, per cui sì, è vero, il talento può aiutare, ma si costruisce tutto con il lavoro e con i sacrifici.

#PASSIONE

La passione vera è nata quando ho dovuto scegliere tra il calcio e lo sci. Da piccolo, infatti, giocavo anche a calcio, ma Bormio non è il contesto migliore per diventare un calciatore professionista! E così ho scelto lo sci alpino.

Con i miei allenatori Andrea e Daniele Martinelli del Reit Ski Team Bormio, che hanno sempre creduto tanto in me, ho iniziato ad allenarmi bene anche durante l’estate, ho raccolto i primi risultati ed ho iniziato a crederci. Sono entrato nel comitato regionale quando avevo 15/16 anni e da lì un passettino alla volta sono andato avanti.

Oggi la passione per me rappresenta un po’ tutto, perché è quella che mi fa alzare alla mattina felice e che mi fa andare a sciare con il sorriso stampato in faccia. È un lavoro, ma piacevole!  Mi diverto e i risultati positivi aiutano a caricarsi ancora di più!

#SACRIFICIO

Di sacrifici ce ne sono stati tanti, ma non mi sono mai pesati.

Sento altri atleti dire “quando avevo 15/16 anni i miei amici uscivano e io dovevo stare a casa ..” a me non è mai pesato, perché il giorno dopo andavo a sciare!

Certo, ti devi allenare tutti i giorni e ci sono molti particolari da curare. Ad esempio, io viaggio sempre da solo e sono uno dei pochi che si prepara i materiali. Fin da quando ero piccolo, mio papà e mio fratello mi hanno insegnato come fare e mi sono sempre arrangiato, anche perché sono molto preciso.

Sarà strano in un futuro pensare che qualcun’altro provvederà alla preparazione dei miei materiali. Inoltre sarà difficile trovare qualcuno che prepari i materiali proprio come piace a me. Poi ovvio, adesso che il contesto sta cambiando, se avrò lo Skiman ben venga, perché comunque ci vuole tanto tempo; vedo i miei compagni che finiscono la gara, vanno in camera e dormono, io invece devo scendere in ski-room e mettermi al lavoro.

Devo dire che comunque non mi è mai pesato: sono felice di aver imparato qualcos’altro e di avere una buona conoscenza di quello che ho sotto ai piedi.

#FALLIMENTO

Il fallimento esiste, però, se si è bravi a superarlo, è una spinta per migliorare. Due anni fa, ai Campionati Italiani Assoluti a Santa Caterina, sono caduto in SuperG a poche porte dall’arrivo, consapevole di aver fatto una manche molto buona.

Da li è iniziato un periodo di delusione, aumentata dai commenti delle persone che dicevano che un’occasione così, sulla pista di “casa”, non sarebbe mai ricapitata …

Poi mi sono detto che potevo riprovare a fare bene ed ho trasformato la delusione in motivazione!

#SUCCESSO

Il successo è una parola con cui ho poca confidenza. Anche quando vado bene alle gare, sono soddisfatto, certo, ma riesco poco a godermi il momento e penso già al passo successivo.

In senso assoluto, il successo per me è arrivare al massimo delle mie potenzialità, sapere di averci provato fino in fondo ed essere sereno con me stesso.

In un range da 1 a 10 quanto conta la “testa” nel tuo sport? 

La testa conta 9.

Sicuramente conta la serenità, essere tranquilli con sé stessi e consapevoli di aver fatto tutto il necessario. In passato mi è capitato di arrivare al cancelletto e pensare: “eh, però, se mi fossi allenato un po’ di più ..”, tutt’altra cosa adesso che arrivo consapevole di aver fatto tutto il possibile.

Bisogna sempre credere in sé stessi, anche se ci sono gli allenatori che credono in te, quando scendi in pista sei da solo e devi essere tu a credere di potercela fare.

Hai mai allenato la tua “testa” per ottenere un miglioramento della performance o superare momenti difficili?

Ho lavorato con una mental coach imparando a concentrarmi sulla prestazione e lasciare andare i pensieri distraenti.

Quale messaggio vorresti dare ai giovani che si vogliono avvicinare al tuo sport o che già lo praticano e hanno il sogno di arrivare in alto?

Ricordatevi che i risultati da piccoli contano poco. Fino a una certa età è infatti importante divertirsi e imparare bene la tecnica.

E soprattutto credete sempre in voi stessi!

 

Se anche tu vuoi utilizzare la mente come acceleratore delle tue potenzialità e conoscere i benefici del mental coaching contattami  e sarò felice di fornirti tutte le informazioni sul ruolo di mental coach e sui percorsi di allenamento mentale.

A TU PER TU CON ANTONIO ROSSI

A TU PER TU CON ANTONIO ROSSI

Antonio Rossi, per chi è di Lecco ed è degli anni ’80 come me, rappresenta il campione d’eccellenza del nostro territorio; per questo motivo decido di contattarlo per questa intervista, pur sapendo dei suoi numerosi impegni, tra cui in primis il ruolo di sottosegretario ai Grandi eventi sportivi della regione, che proprio in quel periodo lo vedeva impegnato nell’assegnazione dei giochi olimpici del 2026.

Con grande sorpresa Antonio accetta l’invito ed in tempi brevi lo accolgo a Medinmove per una chiacchierata davvero piacevole, che spero possa essere uno spunto interessante per gli atleti di oggi e di domani.

Antonio, iniziamo con la tua opinione ed esperienza su alcune parole chiave che sono alla base di una carriera sportiva.

#TALENTO

Ci sono due differenti tipi di talento. Innanzitutto c’è il talento “fisico”, penso ad un Alberto Tomba nello sci, ad esempio, oppure al velocista, che per natura ha già più fibre bianche rispetto ad un altro, e in questo caso, questo tipo di talento è qualcosa che hai o non hai.

Il secondo tipo di talento, al quale io mi associo di più è invece quello rappresentato dalla testa, dalla forza d’animo, dalla grinta, dalla voglia di arrivare …. A mio avviso questo tipo di talento può essere più utile quando arrivi alle categorie senior, perché a pari allenamento e pari preparazione fisica è quello che fa differenza.

#PASSIONE

La mia passione è iniziata subito, dalla primissima volta che sono uscito in canoa in Canottieri a Lecco; arrivavo dal nuoto, poi un’estate ho provato ad uscire con la canoa e mi è immediatamente piaciuto.

Avevo circa 12 anni ed essendo nato a dicembre all’epoca la differenza fisica con gli altri ragazzi si vedeva e conseguentemente i risultati non sono arrivati subito, ma mi divertiva uscire nel lago con gli amici e vedevo che anno dopo anno miglioravo i miei tempi e cosí sono arrivato a vincere il primo campionato italiano nella categoria juniores. E’ stato da quel momento che ho iniziato a pensare e sognare di indossare la maglia azzurra, le olimpiadi all’epoca non erano nemmeno un sogno … ma passo dopo passo si sono avvicinate.

La passione poi è stata fondamentale per tutta la carriera, perché sono più le volte che arrivi dietro di quelle che vinci. Senza passione difficilmente sopporti quel tipo di vita, la passione poi non ti fa pesare determinate scelte, non te le fa vivere come un sacrificio.

#SACRIFICIO

Ovvio che hai una vita in cui se la domenica hai la gara non esci con gli amiciil sabato sera, ma per me non è mai stato un sacrificio, perché per me quella era semplicemente la mia vita e tutta la mia focalizzazione era sullo sport.

Dal ‘85 al ‘97 ho fatto una settimana di vacanza all’anno perché il mio obiettivo era quello di volermi sempre migliorare. E’ una scelta di vita che fai tu e che fai fare anche a chi ti vuole bene; penso a mia moglie che ha cresciuto due bambini, mentre io ero in ritiro tre settimane al mese. Se devo dirla tutta quando la mia prima figlia è nata io non c’ero, ero in ritiro da solo a Siviglia e sono tornato 5 giorni dopo, perché avevo la giornata di riposo. Col senno di poi, pensandoci ora, avrei anche potuto perdere 3 allenamenti, ma in quel momento ero totalmente concentrato alla preparazione per le olimpiadi.

Un sacrificio, certo, ma bisogna essere molto determinati se si vogliono raggiungere dei risultati.

#FALLIMENTO

Il fallimento non esiste. Esiste l’esperienza. Vivere le gare come un fallimento significa aver già perso.

#SUCCESSO

Un atleta può essere contento della propria prestazione pur non arrivando primo, ad esempio il mio quarto posto a Pechino è stato una medaglia di legno, ma io ero contentissimo.

Ovvio che c’è differenza tra un quinto e un primo posto, e a dire il vero anche tra un terzo e un primo, ma comunque sono tutti dei grandi risultati!

A volte quello che fa vivere male l’atleta è quello che ci sta intorno, sono le aspettative e i commenti delle persone, che rischiano di allontanare dai veri valori dello sport.

C’è stato un momento un cui ti sei detto “Ho avuto successo” ?

Diciamo che c’è stato un momento in cui sono stato orgoglioso di me e corrisponde al podio. Vincere le Olimpiadi significa provare tanta soddisfazione, non solo per te stesso, ma per il tuo allenatore, la tua famiglia …c’è dietro davvero tanto lavoro e la sensazione è quella di aver fatto qualcosa di importante. Il successo per me è questo: sapere di avere raggiunto un obiettivo.

Dopo un grande successo è però importante tornare sempre con una certa umiltà, altrimenti non riesci mai a riconfermarti.

All rights reserved Antonio Rossi

La testa conta?

Negli sport come il mio credo che la testa sia quello che fa la differenza: nel saperti gestire e nel fare le scelte giuste. E’ qualcosa che è mio avviso è dato anche dalla propria cultura, dalla famiglia, dall’allenatore. Mentre c’è un talento naturale come le fibre che hai o non hai, il talento mentale può arrivare da fattori esterni o essere costruito, anche grazie a figure professionali come la tua.

Ci sono stati periodi in cui “non c’eri con la testa”?

In gara no, ci sono sempre stato.

Tuttavia c’é stato un momento di difficoltà quando nel dicembre del ‘99 ho perso mio padre e pochi mesi dopo, a marzo, è nata mia figlia …lí mi è venuto il pensiero di dover fare qualcosa di serio, un vero lavoro, perché in fondo non avevo mai pensato al mio sport come ad un vero lavoro e passando da figlio a padre sentivo di dovermi prendere qualche responsabilità in più.

La mia famiglia e l’allenatore mi sono stati vicini e alla fine ho scelto di continuare a fare l’atleta.

Quali sono a tuo avviso le tre caratteristiche mentali che più contano per un atleta?

 La capacità di gestire le emozioni è fondamentale e io l’ho acquista con l’esperienza.

Ho vinto il mondiale nel ‘95 e non stavo più nella pelle. Praticamente non ho chiuso occhio la notte, perché ero Campione del Mondo! Il giorno dopo ho gareggiato e sono andato malissimo, nel senso che ero in finale, ma sono arrivato ottavo, perché non avevo dormito!

L’anno dopo, nel ‘96 c erano i Giochi Olimpici in cui ho vinto il mio primo titolo olimpico, dopo la vittoria sono andato in albergo, ho dormito ed il giorno dopo ho vinto di nuovo!

La determinazione è importante e con quella a mio avviso anche l’autostima, nel senso che se sei determinato qualcosa raggiungi e anche se arrivi dietro non ti senti giù perché credi in te stesso, hai in mente il tuo obiettivo e sai che è solo questione di tempo. Diciamo che ci vuole il giusto mix tra autostima, umiltà e narcisismo … troppa autostima rischia infatti di compromettere il tuo desiderio di miglioramento.

La terza è la pazienza, perché anche se sei sulla strada giusta i risultati non è detto che arrivino subito; per pazienza intendo anche la capacità di adattarsi al contesto, ad esempio io ho cambiato compagno di barca quattro volte ed in questo caso la pazienza è proprio la capacità di sapersi adattare alle diverse personalità.

Vedo ad esempio alcuni ragazzi che vincono nella categoria Juniores, poi passano di categoria e non vincendo subito si demotivano, mentre dovrebbero continuare a lavorare ed avere la pazienza di attendere i risultati, perché il contesto è cambiato e bisogna trovare il giusto adattamento.

La routine è uno dei fattori chiave nella preparazione mentale. La routine infatti, aiuta a raggiungere il massimo della concentrazione, prima della propria prestazione. Tu avevi una tua routine chiara e definita?

 Si ed ero anche molto scaramantico!

Come routine per trovare la concentrazione c’era un percorso molto ben definito da quando mi alzavo: colazione, quante ore prima andare al campo gara, riscaldamento a terra, un ora e mezza prima uscire in barca, ritornare, fare stretching fino a mezz’ora prima della gara … poi partire.

Ci sono altri fattori mentali che hai utilizzato nella tua carriera sportiva?

Si, un altro fattore, che a mio avviso è molto importante, e che io ho utilizzato molto nella mia vita sportiva è l’immaginazione.

Mentalmente immagini la gara …. io penso di aver immaginato la gara che poi ho vinto in K1 alle Olimpiadi di Atlanta nel ’96 infinite volte, andavo a letto e addirittura sognavo di salire sul podio, era un mio chiodo fisso, chiudevo gli occhi e me la immaginavo ripetutamente!

Quando sono sceso realmente a fare riscaldamento in quell’occasione, mi sembrava di aver vissuto un dejà vù.

Faccio un altro esempio dell’uso dell’immaginazione … c’era un atleta ungherese che aveva vinto nel’ 88, io mi immaginavo di essere lui, con la tuta della nazionale, mi immedesimavo nel suo stile di vita, persino nella sua camminata … credo molto nel potere dell’immaginazione. Certo non basta immaginare di ottenere dei risultati per ottenerli davvero, ma immaginarsi vincenti credo aiuti molto!

Mi racconti come vivevi il momento della gara? Non il pre o il post, ma esattamente il momento della prestazione?

Quando sei al cancelletto sei molto concentrato su come danno il via i giudici, poi quando sparano é come se rivivessi sempre quel tipo di allenamento. Il mio sport è molto matematico, sai quanti colpi devi tenere, quanta forza metterci, dove aumentare, dove distenderti col passo, quindi respirare un po’ di più e quando attaccare gli ultimi metri, quindi sei sempre molto concentrato. Ognuno dovrebbe essere focalizzato sulla propria corsia, io come punto di riferimento tenevo solo le boe e mi concentravo solo su quello.

Poi ogni tanto curavo anche altri elementi, come ad esempio ad Atlanta quando ho vinto il K1; sapevo che c’era un atleta rumeno con una barca bianca e sapevo che se gli avessi messo la punta davanti i primi 200 mt avrebbe rallentato perché era meno forte, anche di testa, quindi con l’occhio lo guardavo o meglio credevo di guardarlo! In realtà non guardavo lui, ma il catamarano che ci seguiva e che era sempre pari pari … gli ultimi 350 mt dall’arrivo mi sono girato indietro pensando “adesso o io o lui” e mi sono accorto che lui era dietro e chissà da quanto!

La mia esperienza è che durante la gara hai il pieno controllo del tuo fisico e del gesto tecnico, ad esempio io non sentivo il casino e il tifo, ero totalmente dentro la mia prestazione.

Hai mai allenato la tua testa con l’aiuto di un professionista?

In K4 abbiamo lavorato con il Prof. Vercelli ed il metodo S.F.E.R.A. soprattutto per creare una sintonia perché eravamo 4 ragazzi di 3 differenti generazioni.

Io avevo 40 anni, due ragazzi erano sui 30 e un altro sui 20, ed eravamo a punti diversi della nostra carriera e della nostra vita, io ero infatti alla mia quinta Olimpiade, mentre gli altri alla prima, questo significava entusiasmi, aspettative ed esperienze di vita diverse; ricordo che io parlavo dei miei figli e loro … assolutamente di altro!

Con il Prof. Vercelli abbiamo utilizzato visualizzazione e ipnosi per trasformare le potenziali difficoltà in punti di forza.

Devo dire che era la mia prima esperienza con la Psicologia dello Sport, a 40 anni e con alle spalle una carriera già costruita, ma mi sono messo in gioco e credo che per gli atleti di oggi sia un aspetto importante che fa parte dell’evoluzione dello sport.

E’ un po’ come l’utilizzo di strumenti come il Garmin, oggi impensabile farne a meno! Quando ho iniziato io non c’erano questi strumenti, c’era solo un cardiofrequenzimetro della Polar che misurava ogni 5 sec. per 1ora e 40 minuti e ovviamente non era scaricabile al computer, quindi io con la carta millimetrata ogni 5 sec mettevo il puntino, facevo il grafico e lo mandavo all’allenatore. Un atleta di oggi se gli fai fare una cosa del genere ti manda a quel paese, perché è normale che le cose cambino.

Un altro esempio: il nostro allenatore ci faceva contare i colpi di tutti i nostri avversari, ad esempio quanti colpi ci aveva messo ciascuno per fare 500 mt. e a quel punto facevamo il paragone tra me e loro, se io ne facevo di più e loro di meno significava che loro ci avevano messo più forza, è matematica; oggi ci sono dei software che ti danno in tempo reale i colpi di tutti quanti, e nessun atleta, stanco dall’allenamento, passa più il suo tempo a contare colpi!

Allo stesso modo siamo arrivati alla figura dello Psicologo nello Sport.

A cosa è servito in pratica l’allenamento mentale fatto in occasione del 4K?

Ci ha messo assieme, eravamo più sicuri in barca e più consapevoli: sapevamo infatti che, in ogni caso, senza guardare troppo dove eravamo posizionati rispetto agli altri equipaggi, c’era un punto preciso in cui diventavamo più forti, quindi anche se eravamo dietro sapevamo di potercela fare e questa fiducia spesso ci faceva recuperare questo gap. Senza questo lavoro nella stessa situazione ci saremmo potuti demoralizzare.

Quale messaggio vorresti dare ai ragazzi che praticano sport o che vorrebbero farlo?

Innanzitutto che fare sport è importante.

Lo sport insegna tanti valori come il rispetto delle regole e del proprio corpo, insegna a curare i particolari e ad avere degli obiettivi e lavorare duro per ottenerli. Lo sport insegna anche tante altre cose importanti come l’amicizia con gli altri atleti, l’affidarsi ai compagni o viceversa aiutarli e questo insegnamento passa attraverso il divertimento.

Il mio consiglio è quello di fare sport senza pensare né al risultato, né al ritorno economico, semplicemente inseguite i vostri sogni, non quelli dei vostri genitori e col tempo trasformate quei sogni in obiettivi da raggiungere! Nello sport questo è possibile!

 

Se vuoi conoscere i benefici del mental coaching contattami e sarò felice di fornirti tutte le informazioni sul ruolo di mental coach e sui percorsi di allenamento mentale.

 

 

Nella mente dei campioni: a tu per tu con Roberto Nani

Nella mente dei campioni: a tu per tu con Roberto Nani

Incontro Roberto Nani, atleta livignasco di sci alpino classe 1988, alla fine della stagione invernale. Tra un’analisi della stagione passata e un pensiero alla vacanza imminente ancora da programmare, Roberto si racconta attraverso alcune parole chiave. A colpirmi è soprattutto la sua determinazione: da ragazzino, senza alcuna pressione esterna, ha ben chiaro dove vuole arrivare, ed ogni ostacolo è solo un’opportunità di miglioramento.  

#TALENTO

Il talento sono delle qualità che una persona può avere. Il presupposto è che tutti hanno un talento, poi c’è chi lo scopre e lo coltiva lavorandoci sopra e chi non riesce a consapevolizzarlo. Personalmente per me è stato tutto abbastanza naturale, sin da piccolo sono sempre stato molto attivo e facevo molti sport, questo mi ha permesso di sviluppare delle caratteristiche fisiche che mi hanno agevolato e che mi hanno aiutato ad affrontare con naturalezza molti movimenti.

Per questo penso che un talento, ad esempio fisico, possono averlo tutti, il farlo diventare una buona base per qualcos’altro dipende dal modo in cui viene coltivato. Detto in atri termini, il talento di base se non coltivato non diviene vero talento, perché accanto a questo servono tanto lavoro e tanta testa. Osservando i ragazzini di diversi sci club ho notato come la base di tutto sia il divertimento. Lo è stato anche per me.

Quando facevo sci club c’era un bel gruppo con il quale facevamo molte attività anche al di fuori dello sci: tennis, calcio, nuoto … questo oltre a creare un bellissimo spirito di gruppo, mi ha permesso senza nemmeno rendermene conto, di sviluppare in un contesto di gioco e divertimento quelle qualità che mi sono poi servite una volta che sono maturato come atleta.

#PASSIONE

La passione è importantissima. C’è chi ha meno passione e comunque riesce a raggiungere i suoi traguardi, ma la vive sicuramente in modo differente rispetto a chi agisce con passione. Se hai una forte passione, sei più felice di fare quello che fai.

Credo che nel lungo termine se hai tanta passione ti pesi meno fare alcune cose; ovvio che quando lo sci diventa un lavoro la componente divertimento comunque non deve mancare, ma è normale che possano esserci dei momenti in cui la motivazione non sia sempre al massimo, ecco, se hai passione questi momenti sono più facili da superare.

#SACRIFICIO

Sacrifici ci sono sempre per chiunque vuole raggiungere i propri obiettivi.

I sacrifici sono alla base delle nostre scelte, vale per tutti gli sport e per tutti i lavori. Osservando i ragazzini mi sto rendendo conto che ce ne sono alcuni che hanno le idee chiare su dove vogliono arrivare, sono molto motivati e non hanno paura dei sacrifici. Per me è stato lo stesso.

Io arrivo da una famiglia che non ha nulla a che vedere con il mondo dello sci, mia mamma fa la commessa, mio papa il cameriere; io da piccolino giocavo a calcio e sciavo ed in entrambi gli sport avevo soddisfazioni, ma a 11/12 anni ho capito che la mia motivazione nel praticare uno sport era quella di raggiungere un sogno. Non mi bastava sciare, io volevo gareggiare come Hermann Maier, il mio idolo da bambino.

E così tra il calcio e lo sci ho scelto quest’ultimo ed è stata una mia scelta personale. Credo che questo sia importante dirlo perché quello che volevo davvero l’ho deciso io e per questo da quel momento ogni sacrificio è stato finalizzato ad un obiettivo che era solo mio, ed era ben chiaro nella mia testa.

#FALLIMENTO

Il fallimento è un passaggio che va vissuto. Personalmente lo vivo come un’esperienza che aiuta a crescere, non ne vedo il lato negativo; è un qualcosa che deve esserci per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. È un passaggio finalizzato al miglioramento.

#SUCCESSO

Il successo è raggiungere i propri obiettivi. Il successo può essere anche semplicemente arrivare in fondo ad una gara e non è necessariamente la vittoria; per me non esiste il binomio vincere/perdere, per me esiste dare il meglio di se stessi. Se tu arrivi ad una gara essendoti preparato al 100% e dai il meglio di te stesso, hai già vinto.

In un range da 1 a 10 quanto conta la “testa” nel tuo sport?

Tanto. Direi 7.

Quali sono secondo te le tre caratteristiche mentali fondamentali per un atleta?

Sono tante e tutte importanti a modo loro, ma se devo individuarne tre direi:

  • Determinazione
  • Consapevolezza
  • Autostima

Hai mai allenato la tua “testa” per ottenere un miglioramento della performance o superare momenti difficili?

Si. Qualche anno fa mi sono posto l’obiettivo di rendere al massimo di quello che potevo fare, perché mi ero reso conto che tutto quello che facevo, in termini di allenamento, non era sufficiente per ottenere questo risultato.

In particolare non riuscivo a gestire la mia intensità fisica e questo differenziava notevolmente la mia performance in allenamento e in gara.

Mi sono dapprima avvicinato ad alcuni libri di psicologia sportiva che mi hanno aiutato attraverso esercizi pratici a conoscermi meglio, capire davvero cosa volevo e quindi a superare delle difficoltà. Poi mi sono avvicinato anche a un mental coach.

Quali benefici hai ottenuto?

I benefici sono stati tantissimi, sia sullo sci che sulla mia vita in generale. In particolare è con la meditazione che ho trovato la maggioranza dei benefici; queste tecniche mi hanno aiutato non solo a cambiare il mio punto di vista sulle situazioni, ma anche a gestirle in modo differente, aumentando il mio senso di rilassatezza e migliorando la mia gestione emotiva. Ricordo che il cambiamento da una stagione all’altra è stato molto evidente.

Quale messaggio vorresti dare ai giovani che si vogliono avvicinare al tuo sport o che già lo praticano e hanno il sogno di arrivare in alto?

Come ho già accennato ad inizio intervista il mio consiglio è quello di fare qualsiasi sport innanzitutto perché ci si diverte. È importante capire a un certo punto quello che si vuole e da li tutto il resto si costruisce.

Scopri di più su Roberto e sulla storia sportiva

Se vuoi conoscere i benefici del mental coaching contattami e sarò felice di fornirti tutte le informazioni sul ruolo di mental coach

A tu per tu con Raffaella Brutto

A tu per tu con Raffaella Brutto

Ciao Raffella,
ci racconti un po’ chi sei e quali sono i risultati che hai raggiunto nello snowboard?

Ho partecipato alle ultime 3 olimpiadi invernali. Alle ultime sono arrivata ottava.
3 volte 6a ai mondiali.
8 podi in coppa del mondo.
6 titoli italiani.

Una ricercatrice americana, Angela Duckworth, attraverso anni di ricerche è arrivata alla conclusione che il successo in qualsiasi ambito della vita, anche quello sportivo, è dato da una componente che lei definisce grinta, ovvero sapere dove si vuole arrivare e non mollare. Si tratta quindi di una componente mentale.

La nostra chiacchierata di oggi ha l’obiettivo di entrare dentro alla mente di un campione per capire quali sono a tuo avviso i fattori che ne determinano il successo.

Iniziamo con qualche parola chiave interpretate da Raffaella Brutto.

#TALENTO

Il talento per me sono quelle doti innate che ti permettono di fare determinati movimenti con semplicità e senza allenamento.

Purtroppo ho conosciuto atleti con grande talento che però non sono riusciti a sfruttarlo perché gli mancavano tante altri doti, come ad esempio la voglia di allenarsi e la costanza.

#PASSIONE

Sono sempre stata una gran appassionata di sport.

Mia mamma mi ha cresciuto a pane e olimpiadi. Sono nata un mese prima le Olimpiadi di Calgary 88.

Sono cresciuta con il mito di Alberto Tomba. Io sono di origine genovese e con la mia famiglia ogni weekend salivamo in montagna a La Thuile per passare 2 giorni sulla neve.. poi da lì le cose si sono evolute!

#SACRIFICIO

So nella mia vita di aver sacrificato tante cose per lo sport.

Soprattutto da adolescente mi ricordo che le mie amiche dopo scuola andavano a fare shopping, mentre io andavo ad allenarmi, ma a parte quella piccola fase, in cui ho sempre avuto i miei genitori che mi spronavano da dietro, per me non è stato un sacrificio.

Quello che faccio mi piace e faccio tutto con così tanta passione, che il sacrificio non lo percepisco.

#FALLIMENTO

Ostacoli ce ne sono sempre, bisogna saperli sfruttare e trasformarli in opportunità per migliorarsi.

Gli infortuni sono pesanti, soprattutto se accadono durante una stagione agonistica, ma riesco sempre a trovare il lato positivo di ogni cosa.

#SUCCESSO

Essere chi vuoi essere. Dare il massimo per raggiungere i tuoi obiettivi.

Questo per me è il successo.

Raffaella Brutto

In un range da 1 a 10 quanto conta la “testa” nel tuo sport?

Conta tantissimo. E per tantissimi differenti aspetti.

Bisogna essere concentrati da inizio a fine, attenti ai movimenti degli altri e sempre pronto a cambiare direzione per evitare contatti.

Mi è successo in passato di aver paura di affrontare alcuni punti della pista, come ad esempio dei salti.

Non mi sentivo in grado, pensavo che il mio livello fosse troppo scarso rispetto alle richieste della pista.

Un buon lavoro mentale mi ha aiutata a superare queste difficoltà.

Oppure, dopo le correzioni video faccio sempre delle visualizzazioni per correggere subito i miei errori.

O semplicemente se parti pensando che gli altri sono più forti.. allora avrai ragione!

Quali sono secondo te le tre caratteristiche fondamentali per un atleta?

… testa, fisico, tecnica.

Hai mai allenato la tua “testa” per ottenere un miglioramento della performance o superare momenti difficili?

Si, come dicevo prima. Quello che più mi aiuta sono la respirazione, la visualizzazione e leggere libri.

Quello che mi ha dato davvero “la svolta” mentale è stato il libro “PNL è libertà”, e una frase del libro “Impara a Vincere” che cita “per vincere le grandi sfide devi essere disposto a perderle”.

E nel mio ambito la trovo piuttosto veritiera. Ringrazio la mia Mental Coach Beatrice Raso per avermi aiutata in questo percorso!

Quali benefici hai ottenuto?

Tanta consapevolezza, meno agitazione, più concentrazione. Tanta serenità.

Quale messaggio vorresti dare ai giovani che si vogliono avvicinare al tuo  sport o che già lo praticano e hanno il sogno di arrivare in alto?

Credeteci, allenatevi e non arrendetevi.

Intervista a cura della Dott.ssa Veronica Chantal Bertarini


Se anche tu come Raffaella vuoi utilizzare la mente come acceleratore delle tue potenzialità e conoscere i benefici del mental coaching, contattami e sarò felice di fornirti tutte le informazioni sul ruolo di mental coach e sui percorsi di allenamento mentale.

A tu per tu con Elisa Confortola

A tu per tu con Elisa Confortola

All rights reserved @eli_confortola

Ciao Elisa,
ci racconti un po’ chi sei e quali sono i risultati che hai raggiunto nel tuo sport?

Sono Elisa Confortola, ho 17 anni e faccio short track.

Ho iniziato a pattinare fin da quando ero piccola, ma contemporaneamente praticavo anche altri sport come sci alpino, pallavolo e nuoto; solo all’età di 12 anni ho iniziato a dedicarmi completamente al pattinaggio.

Se devo nominare il miglior risultato eseguito nella mia breve carriera, sicuramente è la medaglia d’oro vinta nei 1500m a Sarajevo agli EYOF (European Youth Olympic Games – Giochi Olimpici Europei Giovanili).

Altri risultati importanti sono un argento negli Italiani di categoria, un bronzo agli Europei di categoria in Germania e un bronzo in staffetta ai Mondiali Junior in Canada.

Una ricercatrice americana, Angela Duckworth, attraverso anni di ricerche è arrivata alla conclusione che il successo in qualsiasi ambito della vita, anche quello sportivo, è dato da una componente che lei definisce grinta, ovvero sapere dove si vuole arrivare e non mollare. Si tratta quindi di una componente mentale.

La nostra chiacchierata di oggi ha l’obiettivo di entrare dentro alla mente di un campione per capire quali sono a tuo avviso i fattori che ne determinano il successo.

Iniziamo con qualche parola chiave interpretata da Elisa Confortola.

#TALENTO

Il talento è una cosa innata, un fattore che solo poche persone hanno.

Quella cosa che, a parità di forza, fa spiccare colui che lo possiede.

Il talento però va allenamento assiduamente, da solo non porta da nessuna parte.

Personalmente penso di avere dal talento nello sport che pratico, ma la costanza e la voglia di migliorarsi sono una parte fondamentale per lo sviluppo di questa forza innata.

#PASSIONE

La mia passione è iniziata da bambina, all’età di 6 anni.

All’inizio il pattinaggio per me era più come una sorta di gioco, un ritrovo con i miei amici e uno svago.

Andando avanti negli anni però è diventato sempre più una parte essenziale della mia routine e della mia vita in generale.

Per fortuna i miei compagni di squadra e amici hanno contribuito a fare diventare questa mia passione sempre più importante.

#SACRIFICIO

Per me il sacrificio è una componente essenziale nella vita di ogni giovane atleta.

Il sacrificio si può riconoscere in tante piccole azioni come il mangiare bene, la voglia di migliorarsi ecc.

Senza sacrificio non si può pretendere di arrivare in alto.

#FALLIMENTO

L’ostacolo più grande che ho affrontato nella mia carriera è stata l’assenza della testa, l’assenza dell’autostima giusta per credere in me stessa e nelle mie potenzialità.

Mi sono trovata a dover affrontare gare entrando in pista pensando già di non potercela fare.

#SUCCESSO

Per la maggior parte delle persone è sinonimo di vittoria ma non è sempre così.

Successo significa aver dato il meglio di se stessi, uscire dalla pista e poter dire: “Sono sfinita ma so di aver dato tutto quello che avevo, ma sono soddisfatta!”

Il successo può corrispondere allora alla vittoria ma prima di tutto è essere orgogliosi della propria prestazione.

Elisa Confortola All rights reserved @eli_confortola

In un range da 1 a 10 quanto conta la “testa” nel tuo sport?

Nel mio sport la testa è fondamentale e penso che su una scala da 1 a 10 conti 15!!

In uno sport ricco di variabili ed incertezze come lo short track essere lucidi, non farsi prendere dal panico e sapere sfruttare il momento giusto è il segreto della prestazione vincente.

Importanti sono anche i pensieri e gli atteggiamenti che si hanno durante tutta la gara, basta un pensiero negativo e la gara è finita. Andata.

È importante, quindi, avere accanto una persona che sappia insegnare e aiutare a gestire certi comportamenti e atteggiamenti sbagliati e negativi che peggiorano le performance.

Quali sono secondo te le tre caratteristiche mentali fondamentali per un atleta?

Secondo me le caratteristiche fondamentali per un atleta nel campo psicologico sono la concentrazione, la grinta e il non mollare mai.

Esila Confortola - All rights reserved @eli_confortola

Elisa Confortola – All rights reserved @eli_confortola

Hai mai allenato la tua “testa” per ottenere un miglioramento della performance o superare momenti difficili?

Si ho allenato la testa per cercare di migliorare le mie prestazioni sportive, ma soprattutto per superare un momento di crisi. Il percorso che ho intrapreso è iniziato solo in un momento difficile a fine stagione ed è durato poco tempo.

Quali benefici hai ottenuto?

Per la sua breve durata però posso dire di aver appreso poche, ma utili tecniche per calmarmi e alcuni allenamenti per aumentare la concentrazione.

Questo percorso mi è stato utile per la vita di tutti i giorni e non sono per lo sport.

Quale messaggio vorresti dare ai giovani che si vogliono avvicinare al tuo sport o che già lo praticano e hanno il sogno di arrivare in alto?

Un consiglio che posso dare a tutti gli sportivi è: “Non mollate mai, davvero! Sarà difficile, sembrerà impossibile fa parte della nostra crescita fisica e psicologica”. Se ti piace praticare quello sport continua a farlo, non arrenderti. Pensa a tutti i momenti felice e ai tuoi risultati, focalizzati su quello e non mollare davanti a una difficoltà.

Intervista a cura della Dott.ssa Veronica Chantal Bertarini


Se anche tu come Elisa vuoi utilizzare la mente come acceleratore delle tue potenzialità e conoscere i benefici del mental coaching, contattami e sarò felice di fornirti tutte le informazioni sul ruolo di mental coach e sui percorsi di allenamento mentale.

A tu per tu con Francesca Corso

A tu per tu con Francesca Corso

All rights reserved @francesca15c

Ciao Francesca,
ci racconti un po’ chi sei e quali sono i risultati che hai raggiunto nel tuo sport?

Ciao, sono Francesca Corso e pratico pugilato da 12 anni. Ad oggi ho disputato 57 match e il mio score è in attivo con 25 vittorie, 9 pareggi e 23 sconfitte.

Il mio percorso è iniziato molto in salita, è stata dura riuscire ad ottenere la prima vittoria. Portare a casa il risultato era diventata una sfida per me e non ho mollato finché non l’ho ottenuto.

Nel tempo ho raggiunto diversi traguardi e ancora la mia carriera non la ritengo finita nonostante l’età non sia più così tenera!

Ho vinto nel 2011 il torneo nazionale dove non ero assolutamente la favorita, le Cinture Lombarde, il Torneo delle Amazzoni e altri tornei minori.

Ho avuto l’onore di partecipare alla “Notte dei campioni” per 11 anni di seguito e tutto ciò mi ha dato davvero molta soddisfazione.

Faceva parte dei miei sogni credere di poter arrivare nella squadra nazionale.

Non ho mai avuto un talento naturale ma sempre tanto cuore e costanza.

Poi si cresce e la vita ti mette di fronte alla realtà, alle tue capacità e ad una strada da intraprendere.

Il mio titolo di studio in ingegneria e poi la scelta di lavorare in azienda come responsabile di produzione non mi ha permesso di condurre una vita dedicata esclusivamente allo sport.

Circostanze che mi hanno portata alla consapevolizzare che il pugilato non avrebbe rappresentato il mio unico scopo nella vita, ma che sicuramente avrebbe avuto un ruolo fondamentale.

E’ davvero troppo grande la mia passione per la boxe: mi carica, mi sfoga, mi allena, mi emoziona, è uno sport che ritengo completissimo sia a livello di allenamento, di testa che a livello di rapporti con le persone.

In particolare, il rapporto con il mio maestro è il più importante, per me è diventato un po’ come un secondo papà. Io mi fido ciecamente di lui, so che se mi porta a fare un match e perché ne ho tutte le capacità per affrontarlo.

Non ho mai avuto paura di nessuna sua scelta.

Una ricercatrice americana, Angela Duckworth, attraverso anni di ricerche è arrivata alla conclusione che il successo in qualsiasi ambito della vita, anche quello sportivo, è dato da una componente che lei definisce grinta, ovvero sapere dove si vuole arrivare e non mollare. Si tratta quindi di una componente mentale.

La nostra chiacchierata di oggi ha l’obiettivo di entrare dentro alla mente di un campione per capire quali sono a tuo avviso i fattori che ne determinano il successo.

Iniziamo con qualche parola chiave interpretate da Francesca Corso.

#TALENTO

Il talento è l’insieme delle attitudini che una persona ha e che in un dato sport lo porta ad avere successo.

Secondo me però il talento non si può scindere da quello che chiamo cuore, ci sono infatti atleti di talento che non ottengono risultati.

Ciò che fa raggiungere il successo e il binomio talento e cuore.

#PASSIONE

La passione è quella forza che ti porta ogni giorno, in qualunque condizione a prendere la macchina e farti 60 km per andare in palestra ad allenarti con l’obiettivo di avere tutti i mezzi per poter vincere una volta sul ring.

La mia passione è nata per scherzo, doveva uscire l’ultimo film di Rocky, non ne avevo mai visto nemmeno uno e così mi sono fatta una full immersion per rivedere tutti i precedenti e mi è nata una voglia pazzesca di provare a fare pugilato.

Ad attrarmi è stato soprattutto il fatto che si tratta di uno sport a 360 gradi, perché il pugilato non è solo braccia come molti sono portati a pensare, ma è dinamicità, è gambe, è colpo d’occhio, è testa, è tante cose assieme…

Proprio per questo ogni allenamento non e mai uguale ad un altro e non ci si annoia mai.

Ho iniziato così, quasi per gioco, anche perché in quel periodo mi ero appena fatta male e stavo facendo riabilitazione in palestra, iniziando proprio da fit boxe.

L’istruttore, che era un pugile, si era accorto che più che stare a tempo, io miravo a tirar forte e cosi è iniziato tutto…

Mi sono iscritta a una squadra a Lecco, che però non era in federazione, e così poi mi sono spostata a Seregno dove mi sono tesserata e ho potuto iniziare a gareggiare.

#SACRIFICIO

Il pugilato, più di altri sport, comporta diversi sacrifici: il primo è quello di dover rientrare in categorie di peso, il primo round è con la bilancia, ciò significa dieta e attenzione ad una corretta alimentazione, stile di vita non sregolato dove spesso significa dire di no a cene e serate con gli amici.

Sacrifici che la passione e il cuore ti aiutano a superare.

Sono 12 anni che vado in palestra tutte le sere e ancora oggi dopo il lavoro non vedo l’ora di allenarmi.

Sacrificio è anche arrivare alla fine del round senza mai mollare; quando stai prendendo tanti colpi, ti manca il respiro e sei consapevole che stai perdendo è più facile arrendersi e gettare la spugna, ma io non accetterò mai di avere un ko sul mio libretto, ho sempre stretto i denti per questo; ad esempio quest’anno ai campionati italiani ho combattuto e perso contro la testa di serie, un’avversaria molto forte con esperienza europea.

E’ stata dura arrivare fino alla fine della terza ripresa, ma la soddisfazione di aver tenuto duro è stata impagabile, per non parlare dell’orgoglio negli occhi del maestro.

#FALLIMENTO

Per me il fallimento è non gestire il match nel modo corretto nonostante mi sia allenata al 100% e preparata tecnicamente.

A volte quando mi parte la foga, la voglia di vincere, “mi si offusca il cervello” e non riesco più a condurre il match con intelligenza, non ascolto il maestro che saprebbe benissimo darmi tutte le indicazioni perfette per vincere il match.

Per me perdere un match è un fallimento quando ho tutte le capacità per vincerlo e ancor di più quando addirittura permetto all’avversario di diventare più forte di quello che è.

Accetto di perdere un match quando la mia avversaria è tecnicamente e fisicamente più forte di me e io ho fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità, ma non lo accetto se lo perdo io perché non faccio quello che devo fare o perché di testa non sono convinta di vincere.

Il fallimento è buttar via un lavoro fatto con cura, sprecare il mio tempo e soprattutto quello del maestro.

#SUCCESSO

Il successo è vincere con la soddisfazione del maestro.

Vincere e vedere il maestro che non è contento del tuo match per me rappresenta una vittoria a metà, che mi fa andare a casa con un l’amaro in bocca.

Francesca Corso nella mente dei Campioni

In un range da 1 a 10 quanto conta la “testa” nel tuo sport?

Nel pugilato la testa conta al 70%. Se sali sul ring non convinto di vincere, hai già perso.

Purtroppo ovviamente non funziona così viceversa.

Uno può avere tutta la tecnica del mondo, ma sul ring entrano in gioco tante componenti tra cui anche la paura; io non ho mai avuto paura di prendere un pugno in faccia, sono una che tende ad attaccare, ma è ovvio che se inizi a incassare uno, due, tre pugni sul naso, l’atteggiamento e la gestione del match cambia, il mix di paura e dolore ti può portare a reagire di foga e non con la testa.

L’avversario va sempre studiato e affrontato con la giusta strategia.

Quali sono secondo te le tre caratteristiche mentali fondamentali per un atleta?

La concentrazione sul match, lucidità e convinzione di poter vincere.

Focus sul match e su nient’altro. Vivere il match per te e non per chi ti viene a vedere.

Lavoro, problemi non devono rientrare nel match.
Non mollare, nemmeno quando senti il sangue in bocca, l’avversario capisce al volo se sei in difficoltà e potrebbe usare quest’arma a sua vantaggio per chiudere il match.

Hai mai allenato la tua “testa” per ottenere un miglioramento della performance o superare momenti difficili?

Sicuramente dal primo all’ ultimo match c’è stata una bella evoluzione.

I primi tempi ricordo che l’ansia e l’emozione erano già alti dal giorno prima del match.

Ora riesco maggiormente a controllare questo mix di sensazioni e quando sento che sale l’ansia, pochi minuti prima di salire sul ring, dico a me stessa “Stai tranquilla, sei allenata, stai bene”, tutte frasi che mi ripete anche il maestro prima di oltrepassare le corde.

Il maestro sa esattamente le parole che deve dire a ciascuno di noi, ci conosce meglio delle sue tasche.

E’ in grado di farti sentire un leone appena prima del match!

Ultimamente sto imparando anche qualche tecnica di respirazione che mi sta aiutando tanto a controllare il lato emotivo e la gestione dell’ossigeno durante il periodo del round e la pausa tra un round e l’altro.

Se si, quali benefici hai ottenuto?

Arrivare più tranquilla sul ring è tutta un’altra gestione del match, riesci a vedere in modo lucido il gioco che devi tenere e anche se perdi il primo round, non ti fai prendere dall’ansia, sai che ne hai altri due e puoi riprendere la situazione in mano.

L’atteggiamento è tutto. Inoltre, governare l’agitazione significa anche avere più fiato da gestire, che è assolutamente fondamentale perché quei 3 minuti sono interminabili e quello che hai di riposo vola.

Quando sono finalmente riuscita a dirmi “Franci ragiona, fai le cose con calma” ho iniziato a vincere e poi da li è stata come una droga: più vinci e più vuoi vincere.

Posso dire in sintesi, che controllare la mia testa mi ha aiutata a concludere molte più vittorie.

Quale messaggio vorresti dare ai giovani che si vogliono avvicinare al tuo sport o che già lo praticano e hanno il sogno di arrivare in alto?

Il mio consiglio è quello di riuscire a godere di tutte le situazioni/sentimenti che ti può portare questo sport.

Capisco che iniziare in giovane età possa essere dura per i sacrifici di cui ho parlato precedentemente.

Io ho iniziato relativamente tardi perché avevo 23 anni, ma mi rendo conto che in adolescenza, età nota per essere delicata, sia più difficile.

Proprio per questo bisogna prenderlo innanzitutto come un divertimento, poi crescendo ci vuole costanza per portarlo avanti.

Detto in altri termini, ci vogliono perseveranza e cuore.

Intervista a cura della Dott.ssa Veronica Chantal Bertarini


Se vuoi conoscere i benefici del mental coaching, contattami e sarò felice di fornirti tutte le informazioni sul ruolo di mental coach e sui percorsi di allenamento mentale.